Angela Donati studiosa delle province danubiane : l’intevento di Attilio Mastino

Angela Donati studiosa delle province danubiane

“Alexandru Ioan Cuza” University of Iași, 5th–9th November 2019

Angela Donati, indimenticabile Maestra e generosa amica (1942-2018), è scomparsa a 76 anni di età a Bologna il 13 ottobre 2018. Un anno fa a Tunisi fa a lei abbiamo dedicato il XXI convegno de L’Africa Romana sul tema “L’epigrafia del Nord Africa: novità, riletture, nuove sintesi”. La sua Università la onorerà a Bertinoro, in quella rocca che amava, tra l’11 e il 13 giugno.  Abbiamo vissuto insieme tanti incontri scientifici da Bertinoro a Genova, da Bologna a San Marino, da Sofia a Barcellona.

Ho letto i tanti ricordi pubblicati in questi giorni, come quello bellissimo scritto da Mireille Corbier per L’Année épigraphique 2016 appena uscita; a me personalmente resta il ricordo dolce di un’amica e la consapevolezza di un debito che è aumentato giorno per giorno. Con le tante confidenze, fino ai suoi imminenti splendidi progetti per la nostra rivista “Epigraphica”, che cercheremo di mettere in pratica con lo spirito giusto.

L’abbiamo seguita in tante occasioni fino ai Convegni promossi da Livio Zerbini già dal primo incontro di Ferrara e Cento, dieci anni fa, tra il 15 e il 17 Ottobre 2009, dove avevamo presentato le attività del Centro interdisciplinare sulle province romane dell’Università di Sassari, con un intervento poi pubblicato nel volume su Roma e le province del Danubio, Atti del I Convegno internazionale (Ferrara-Cento, 15-17 Ottobre 2009, a cura di Livio Zerbini, Rubettino, Soveria Mannelli 2010).

In quell’occasione nasceva il Laboratorio di studi interdisciplinari sulle province danubiane, prezioso strumento per costruire nuove reti di ricercatori e per arrivare ai risultati che oggi abbiamo sotto gli occhi di tutti. Il programma del Laboratorio si collocava in una linea di continuità di studi delle Università di Bologna e Ferrara, partendo dall’acuta sensibilità verso le realtà provinciali che abbiamo ereditato dal maestro di molti di noi, Giancarlo Susini; oggi il Laboratorio di Ferrara seguendo antichi indirizzi di studi dell’Università di Bologna, è riuscito sempre più a porsi progressivamente come punto di riferimento per la cooperazione scientifica internazionale, tra archeologia, epigrafia, numismatica, storia delle religioni; è diventato un prezioso strumento per allargare l’indagine in ambito continentale e per costruire nuove reti di ricercatori, intorno a temi centrali quali quelli relativi alle tante culture del mondo provinciale, alla storia degli studi, alle nuove acquisizioni sul piano archelogico ed epigrafico, alla municipalizzazione, ai populi e alle nationes, al rapporto con gli immigrati, alle opere pubbliche, all’esercito: legioni, coorti, alae, flotta, alle miniere e dogane, alla vita religiosa, alle articolazioni e alle festività del culto imperiale.

Al terzo Convegno, quello di Vienna del 10 dicembre 2015, non avevo potuto partecipare perché mi ero fratturato una gamba ed era stata la Donati a leggere il mio lungo lavoro su L’Epigrafia latina nelle province danubiane negli ultimi 15 anni, 2000-2015 (in Roma e le province del Danubio, Atti del III Convegno internazionale, Vienna, 10 novembre 2015, Istituto Italiano di cultura), ora in stampa nel volume Ad ripam fluminis Danuvi per iniziativa di Fritz Mitthof e Chiara Cenati.

Oggi tocca a me ricordare Angela Donati a questa 5° Conferenza internazionale sulle province danubiane, come ho già fatto a Bologna il 10 ottobre scorso in occasione della presentazione dell’ottantunesimo numero di «Epigraphica», periodico internazionale di Epigrafia, che si segnala per le tante novità, le molte iscrizioni inedite, lo sguardo internazionale e l’orizzonte di fortissimo rinnovamento, nel quale siamo riusciti a coinvolgere tutto il mondo degli specialisti, con un occhio ai temi della comunicazione nel mondo antico, dell’acculturazione e della formazione dell’opinione pubblica.

Per raccontare la figura di Angela Donati studiosa delle province danubiane occorrerebbe una presentazione analitica di moltissimi interventi, recensioni, segnalazioni, animati sempre da uno sguardo largo, mediterraneo, con questa vocazione specifica per la geografia nella storia, per il rapporto delle epigrafi con i luoghi, i territori, le genti. Una vocazione che deriva dal suo Maestro e che in qualche modo abbiamo ereditato, se è vero che assieme a Susini e Le Glay, con lei e con altri amici avevamo fondato nel 1983 il primo dei convegni de L’Africa Romana. Ne derivano l’ampiezza di interessi scientifici e culturali, la sua dimensione internazionale, la capacità di confrontarsi con realtà diverse sul piano linguistico e storico, per le articolazioni locali del processo di romanizzazione. Analisi che sono oggi una solida premessa ed un punto di partenza per le successive indagini storiche, svolte con il gusto per l’esplorazione, per i viaggi, per l’esame autoptico dei monumenti e per le ricostruzioni topografiche. Già per Susini il polo più significativo era stato quello delle ricerche sulla Mesia e sulla Tracia e della lunga collaborazione con i colleghi bulgari iniziata fin dal 1970 e consacrata nella mostra sui Traci svoltasi a Venezia a Palazzo Ducale nel 1989: nell’introduzione alla mostra si andava alla ricerca dei fondamenti dell’Europa sempre con un occhio per l’attualità, si riprendevano le storie di Orfeo e di Spartaco, si ricordavano gli interessi balcanici dell’Ateneo bolognese ed in particolare nel XVII secolo la figura di Luigi Ferdinando Marsili, per arrivare ad Antonio Frova e alla missione della Scuola di Storia antica di Bologna. La rivista “Epigraphica”, la collana “Epigrafia e antichità”, gli “Studi di storia antica” hanno accolto con regolarità lavori di studiosi che si sono specificamente dedicati alle province danubiane. Tra le cose più recenti penso ad esempio al volume della Collana Epigrafia e antichità L’officina epigrafica romana in ricordo di Giancarlo Susini, a cura di A. Donati, G. Poma (Epigrafia e antichità, 30), Faenza 2012, dove è stato accolto l’articolo di M. Šašel Kos, A Glimpse into Stonecutters’ Workshops in Scupi, Upper Moesia, sulle iscrizioni della Mesia superior (pp. 507-524). Oppure l’articolo di L. Zerbini, Scritture latine nella Dacia romana. Status quaestionis e proposte di ricerca, ibid., pp. 525–531.

Nella stessa collana il volume 36 di P. Cugusi, M.T. Sblendorio Cugusi è dedicato ai Carmina latina epigraphica non-bücheleriani di Dalmatia (CLEDalm). Edizione e commento. Con osservazioni su carmi bücheleriani della provincia, Fratelli Lega, Faenza 2015. La sua costante presenza nella Commissione che valutava i progetti scientifici finanziati dal Ministry of Sciences and Environmental Protetion della Repubblica di Serbia l’aveva messa in contato con molti ali giovani colleghi.

Specificamente l’attenzione personale di Angela Donati per le province danubiane è stata costante ma mi limiterò a partire dalla colonia Ratiaria in Moesia superior, oggi la bulgara Arkar, dove la missione della Scuola di Storia antica di Bologna si era affiancata agli archeologi dell’Accademia delle Scienze di Bulgaria e del Governo regionale di Vidin, in particolare a Velizar Velkov ed a Janka Mladenova: di Ratiaria conosciamo oggi almeno 162 iscrizioni latine. La colonia di Traiano fu studiata dalla scuola Bolognese con moltissimi contributi, coi quali la vicenda storica della città è ripercorsa con una sintesi significativa, soprattutto a partire dall’abbandono della Dacia transdanubiana ad opera di Aureliano e dall’arrivo della legione XIII Gemina ad Apulum: Ratiaria capitale della Dacia ripensis divenne una metropoli, una tappa tra il semidiruto ponte traianeo di Drobeta ed il ponte costantiniano di Sucidava, mantenendo però i contatti con la Dacia transdanubiana che sembrano documentati dall’esistenza dei traghetti sul Danubio, testimoniati forse nel mosaico africano di Althiburos in Tunisia ora al Bardo. Ratiaria come città di frontiera, al confine tra due culture, anche in età tarda, l’una incardinata a Bisanzio e l’altra di tradizione latina anch’essa già cristianizzata. Al centro degli interessi della scuola bolognese sono stati i processi di acculturazione, i rapporti culturali tra le due rive del Danubio, il contatto con le popolazioni gotiche, la ricostruzione giustinianea ricordata da Procopio e infine l’abbandono.  In sintesi oggi possiamo ricordare le attività della cooperazione italo-bulgara, i sondaggi effettuati fuori della cinta urbana lungo la sponda danubiana, con l’ausilio del rilievo fotogrammetrico, della cartografia storica, della topografia; lo studio della viabilità verso Naissus nella valle dell’Arcariza; la completa revisione autoptica del patrimonio epigrafico e il tema dell’evoluzione della scrittura e delle produzioni monumentali, oltre che la documentazione militare conservataci dai bolli laterizi. Centrale è il rapporto tra la cultura ellenistica e la nuova cultura romana in ambiente provinciale. La città dové finire per assumere nella tarda antichità «le funzioni prestigiose di una capitale amministrativa erede degli interessi e delle memorie di un amplissimo territorio transdanubiano, quello dacico, dove le forme della cultura romana si erano confrontate con le culture locali nel momento in cui entrambe avevano raggiunto un livello elevato di organizzazione civile». L’interesse per città romane come Ratiaria e per i relativi processi di acculturazione e di confronto sono stati inquadrati «nel vasto movimento di ricerca che – forse impropriamente – s’intitola alla storia ed alle antichità delle “provincie”», fondato su un interesse che non si regge sulla storia dell’egemonia di un impero (pur non ignorando i “centri del potere” a Roma e altrove) ma sull’individuazione di complesse e radicate esperienze culturali che già allora e da gran tempo componevano i fondamenti dell’Europa».           Alla colonia di Ratiaria com’è noto la Scuola bolognese dedicò una collana, Ratiariensia, studi e materiali mesici e danubiani, edita dalla CLUEB a partire dal 1980 nell’ambito dell’accordo culturale sostenuto dal Ministero degli Esteri, che dal 1975 aveva avviato la collaborazione tra l’allora Istituto di Storia antica di Bologna, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Istituto archeologico dell’Accademia delle scienze di Bulgaria. Quella di Giancarlo Susini e di Angela Donati fu soprattutto una funzione di coordinamento e di direzione scientifica, anche se non mancano nella collana ricerche originali fin dal primo volume. Il terzo-quarto numero della collana nel 1987 contiene gli atti del convegno internazionale sul limes mesico e danubiano, svoltosi a Vidin nel 1985 in occasione dei decennalia Ratiariensia per i dieci anni della collaborazione italo-bulgara: si celebrava allora anche il 75° anniversario dalla fondazione del Museo di Vidin, l’antica Bononia sul Danubio e gli studiosi bolognesi vollero ricordare i 900 anni dell’Alma Mater e la figura di Luigi Ferdinando Marsili, «bolognese, che fu soldato, diplomatico, conoscitore e descrittore dei luoghi danubiani, scopritore di sopravvivenze della topografia antica, studioso di paesaggi e di aspetti naturali». Gli atti del congresso di Vidin furono presentati a Sofia nel 1987 in occasione del IX Congresso dell’ Associazione internazionale di Epigrafia Greca e Latina, nel quale Susini fu rieletto alla vice presidenza dell’AIEGL, al fianco di Giorgi Mihailov, che ricordammo nel 1991 in occasione del IX Convegno de L’Africa Romana.

Proprio al nome di Ratiaria in un discusso carme milanese del IV secolo è dedicato un breve lavoro di Angela Donati sul primo numero della rivista “Ratiariensia” nel 1980 (Ratiariensia, 1, 1980, pp. 133-134).  Si propone un’interpretazione diversa del nome ‘Ratiaria’ in un epitafio metrico in esametri di un soldato, un Marcellinus poi arruolato nella flotta e infine di nuovo in una legione (AE 1940, 67; 1982, 405), già studiato dal Calderini sul I numero di Epigraphica (Nuove iscrizioni cristiane milanesi del cimitero di Caio), ripreso da John William Zarker nel 1958 (Studies in the Carmina Latina Epigraphica, Princeton 1958, p. 85), Maria Pia Billanovic (Epigraphica, 41, 1979, pp. 160-162 nr. 2); ora da Paolo Cugusi nel 2007 (P. Cugusi, Per un nuovo Corpus dei Carmina Latina Epigraphica. Materiali e discussioni, Roma 2007, p 48).  Anziché vederci un generico riferimento alla navigazione, Donati propone di considerare Ratiaria come toponimo e di richiamare il luogo in cui il militare avrebbe svolto parte della sua carriera. Il testo è conservato a Milano nel Cimitero di porta Vercellina (Cimitero di Caio). L’interpretazione non è accolta ora da Silvia Evangelisti, ma rimane davvero sullo sfondo.

A Ratiaria ci porta un altro lavoro di Angela Donati su un carme ratiariense, su “Ratiariensia” del 1987 (Su un carme ratiariense (e altra nota epigrafica), “Ratiariensia”, 3‐4 (1987), pp. 127-129). L’autrice propone alcune letture diverse rispetto all’edizione prima di V. Velkov e così, tra l’altro, emergerebbe il fatto che la defunta Dassiola, nobilis ingenio clara de stirpe parentum, fosse figlia del dux Dassianus della Dacia Ripensis.

Nello stesso articolo viene discusso un carme epigrafico del III secolo da Noviodunum con epitafio di [K]rystallus alumnus Postumi praef(ecti) class(is), l’autrice suggerisce di vedere per la prima volta la citazione del toponimo mesico Castris Martiis (AE 1977, 762 = 1980, 841 = 1984, 793 = 1987, 897 = 1989, 639 = 2005, 161).  L’iscrizione è stata poi commentata da Paolo Cugusi che ritiene che i due epigrammi contengano un lessico poetico derivato da Catullo, Virgilio e Stazio (“Materiali e discussioni per l’analisi dei testi classici” 53, 2004, pp. 155-167).

Angela Donati aveva iniziato però occupandosi di Dalmazia fin dal 1974 nell’articolo Con la rettifica ad un’iscrizione di Epetium, su “Epigraphica”, del 1974 (XXXVI (1974), pp. 254-255),  dove rivedeva la lettura proposta da Nenad Cambi di un’iscrizione del IV secolo  all’epoca inedita (ora AE 1975, 675) reimpiegata nella cinta muraria del cimitero di Stobreč, la romana Epetium. Identificava quindi il dedicante Crispin(ius) Valentianus come adfinis del destinatario dell’epigrafe sepolcrale I[u]l(ius) Euphemus, sostituendo anche così un’improbabile lettura con la doppia presenza dell’adprecatio agli Dei Mani con la consueta formula bene merenti.

Ancora su Epigraphica, sempre nel 1974, Angela Donati rivedeva una problematica menzione degli Di Militares, per un epitafio di un trombettiere da Vienna (Una problematica menzione degli Di Militares, “Epigraphica”, XXXVI (1974), pp. 249-250): l’interpretazione – fino a quel momento accettata – vedeva come votiva la dedica di un’iscrizione graffita su un mattone della legio X Gemina, proveniente da Vienna, presentata alla mostra Die Romer and der Donau (Noricum und Pannonien), tenutasi a Petronell nel 1973. A supporto della sua lettura delle lettere D M come adprecatio agli Dei Mani invece che come voto ai Di Militares solitamente citati per esteso, riportava altri casi di laterizi utilizzati come supporto per epitafi.

Nell’articolo su ZPE del 1981, In margine ad un’iscrizione di Carnuntum, in Pannonia Superior, la Donati si chiedeva la ragione per la quale il militare T. Valerius Primus all’inizio del II secolo portasse la tribù Arnensis che non è quella della sua domus, cioè Brixia (In margine ad un’iscrizione di Carnuntum, in Pannonia Superior, “Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik”, XLIII (1981), pp. 125-126):  L’autrice, oltre alla soluzione più immediata di confusione tra Brixia e Brixellum, proponeva anche una più complessa genesi dell’errore del lapicida, in modo da salvare la paternità bresciana del militare, che sarebbe stato iscritto alla tribù Fabia come gli abitanti di Brixia. .

Gli ultimi studi hanno però corretto la lettura, e sono arrivati fino a sospettare una vera e propria falsificazione, come ha fatto P. Scherrer vd. AE 2008, 1092 (Continuity and Innovation in Religion in the Roman West, R. Haussler A.C. King edd., Portsmouthh 2008).

Nella recensione a R. Noll, Die griechischen und lateinischen Inschriften der Wiener Antikensammlung, pubblicata nel 1988 su “Gnomon”, Angela Donati aveva espresso nel 1988 parere favorevole all’uscita dell’aggiornato catalogo della collezione del Kunsthistorisches Museum, Wien, opera che è andata poi a completare l’edizione del 1962.

Più di recente, partendo dalla vicenda personale dei santi Marino e Leone, che arrivarono dall’isola Arba in Dalmazia fino a Rimini sotto Diocleziano, nell’articolo I santi venuti dal mare, in “Arte per mare”, Milano 2007, pp. 20-23, Angela Donati esponeva la situazione politico-militare della regione ‘illirica’, da cui provengono proprio gl’imperatori del tardo III sec., i quali in un momento di torbidi e incertezza diffusa si appoggiarono alla tradizione religiosa pagana e alle persecuzioni, per puntellare un Impero che rischiava il disfacimento. Questi due Dalmati sarebbero stati chiamati per le loro capacità nell’arte costruttiva, ben motivabili alla luce della grande presenza di pietra nella loro patria.

Vorrei infine soffermarmi sulla mostra di Rimini del 1995 Dal Mille al Mille. Tesori e popoli dal Mar Nero, Catalogo della mostra (Rimini, 1995), Milano 1995: nell’articolo Mar Nero e scrittori greci e latini (pp. 244-247), Angela Donati aveva esaminato la lettura che le fonti letterarie classiche, a partire dai poemi omerici, danno dei popoli (Sciti, Cimmeri, Grifoni) e delle coste del mar Nero, considerato come territorio limitaneo, al di fuori della ‘civiltà’. Pertanto, là viene inviata Ifigenia per espiare le colpe di Agamennone, là viene esiliato Ovidio in epoca augustea e ancora Valentiniano vi confinerà nel 366 d.C. il prefetto del pretorio Fronimio. Fonti geografiche da lei prese in esame con attenzione sono Strabone (che in particolare si sofferma sul passaggio dalla condizione di inospitalità a quella di ospitalità in relazione all’arrivo dei coloni greci e sul rigido clima, confermato anche da Ovidio), Plinio il Vecchio (con le migrazioni stagionali dei tonni dal Mar d’Azov) e Arriano, che dedica alle coste del Ponto Eusino un’opera completa, il Periplo, nel II sec. d.C., in origine probabilmente relazione indirizzata all’imperatore Adriano. La maggiore attenzione è rivolta a quest’ultima opera, che affianca alle informazioni più prettamente geografiche altre di carattere antiquario, come quelle concernenti la leggenda degli Argonauti e i restauri ‘epigrafici’ promossi da Adriano stesso nella città di Trapezunte.

In quella stessa occasione gli studiosi bolognesi si erano sforzati ad attualizzare la storia, fondando le loro osservazioni su una accurata ricerca che però non trascurava l’attualità, fino all’espansione zarista ed all’imbattibile resistenza sovietica contro le armate germaniche. Dunque il Ponto Eusino, il mare ospitale, ed il Mar di Marmara, l’antica Propontide, dalla frequentazione greca fino alla presenza romana dopo Mitridate e Burebista, la Crimea ed il regno bosporano, al punto di incontro tra Greci e Cimmeri o Sciti e altri popoli o civiltà. Il popolo misterioso degli Iperborei, il mito degli Argonauti e di Prometeo, e ancora Orfeo e Dioniso: miti che sviluppano davvero «la nozione del misterioso levante nella conoscenza del continente europeo verso le diverse rive mediterranee».  Proprio sulle rive europee del Ponto Eusino (più che altrove) e lungo le frontiere danubiane la cultura politica romana produsse efficaci modelli di organizzazione civica: fondazioni di colonie, istituzioni municipali, governi per territori con specifiche identità etno-culturali ed economiche» mentre «l’urbanizzazione fece passi considerevoli, anche con l’affiancamento di nuove città ad impianti castrensi, specie sul limes».

Questa per le province danubiane è una frazione infinitesimale della produzione scientifica di Angela Donati, attenta allo specifico del mondo provinciale in tanta parte dell’ecumene romana.  Se e vero che un pezzo di noi se ne e andato per sempre, siamo convinti che le sue opere non invecchieranno nel tempo, ma resterà soprattutto il sapore della novità, il ricordo di una generosità e di una disponibilità senza eguali, la preziosa funzione di collegamento anche come segretaria generale dell’Associazione internazionale di epigrafia greca e latina, un punto fermo al quale guardare, soprattutto in futuro, con ammirazione, con il desiderio di emulazione.

A me personalmente resta il ricordo dolce di un’amica e la consapevolezza di un debito che è aumentato giorno per giorno. In occasione della Santa Messa a San Domenico a Bologna, il 17 ottobre 2018 Riccardo Vattuone aveva voluto ricordare il passo di Giobbe 19, 23 ss., che tanto la emozionava: ≪Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro anche su una tavola di piombo (stylo ferreo et plumbi lamina), per sempre s’incidessero sulla roccia! (sculpantur in silice)>>.

Le scritture antiche hanno rappresentato per Angela Donati il mezzo attraverso il quale superare le barriere dello spazio e del tempo. Questo prezioso insegnamento è un’eredità che raccogliamo consapevoli dei nostri limiti e insieme desiderosi di coinvolgere, di accogliere, di superare ogni conflitto.

Ricordando Angela Donati, con grande emozione qualche giorno fa abbiamo presentato all’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna, grazie all’impegno dell’Editore e di molti studiosi, l’LXXXI numero di “Epigraphica” di cui siamo orgogliosi, 740 pagine, 57 autori (alcuni conosciutissimi) provenienti da tanti paesi europei, dal Nord Africa fino al Canada e agli Stati Uniti, con novità, con molte iscrizioni inedite, con uno sguardo internazionale e in un orizzonte di fortissimo rinnovamento, nel quale vorremmo coinvolgere tutto il mondo degli specialisti e non solo. Ora sempre più intendiamo procedere insieme sui differenti versanti di una disciplina pienamente vivace che non si limita a presentare le scoperte delle nuove iscrizioni greche o latine, ma che investe pienamente il tema della comunicazione nel mondo antico, dell’acculturazione e della formazione dell’opinione pubblica attraverso le scritture, si allarga alla storia degli studi, alle relazioni con l’archeologia e con la storia dell’arte, con la papirologia e con la numismatica; oggi ancor più grazie all’informatica, alle nuove tecnologie digitali, alla fotogrammetria, alla computer vision, al trattamento delle immagini, alla modellizzazione in 3D.  Nata ormai oltre ottanta anni fa, nel 1939, diretta da Aristide Calderini, poi da Giancarlo Susini e infine da Angela Donati, la rivista a partire dal numero LXXXI (2019) vede ora coinvolte anche le due Università della Sardegna e in particolare il Dipartimento di Storia Scienze dell’Uomo e della Formazione dell’Università di Sassari e il Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni culturali dell’Università di Cagliari. Condirettore è Maria Bollini, ora professore emerito dell’Università di Ferrara. Il Comitato scientifico è stato allargato a numerosi giovani studiosi italiani e stranieri, così come il Comitato di redazione. La Direzione si vale inoltre di un ampio Comitato internazionale di lettura al quale sottopone, a seconda delle specifiche competenze e in forma anonima, gli articoli. Ho il piacere di consenare copiadellarivista appena pubblicata al nostro Lucretiu Mihailescu-Birliba.

Questo mio intervento si chiude qui a Iaşi con la proclamazione del vincitore della IV edizione Premio Giancarlo Susini, sostenuto dalla Fondazione di Sardegna, dall’Editore F.lli Lega, dalla Società scientifica Terra Italia.  Proprio Angela Donati aveva istituito il premio cinque anni fa, dopo la morte del maestro avvenuta nel 2000.  Ora la compagnia si è allargata e alla rivista “Epigraphica” periodico internazionale di Epigrafia, si è aggiunta la Società Scientifica Terra Italia presieduta dalla prof. Cecilia Ricci e la Casa Editrice Fratelli Lega di Faenza, con il contributo della  Fondazione di Sardegna. Visto il bando del 10 luglio 2019  relativo al Premio per la IV edizione del Premio Giancarlo Susini da attribuire ad una pubblicazione di epigrafia greca o latina, dattiloscritta oppure già edita nel 2017 o nel 2018; constatato che per la IV edizione il Premio ha ottenuto i contributi di due mila euro della Fondazione di Sardegna, di mille euro delle Edizioni F.lli Lega e il patrocinio della Società scientifica “Terra Italia Onlus”, visto il verbale della giuria costituita oltre che da me (per Epigraphica), da Cecilia Ricci (per Terra Italia) e Marc Mayer i Olivé (per la casa editrice F.lli Lega), che ha deliberat all’unanimità; rilevato che il premio è destinato all’opera a carattere monografico di un giovane studioso o di una giovane studiosa che non abbia superato i 40 anni di età alla data del bando; rilevato che entro la scadenza del 15 ottobre 2019 sono pervenute quattro opere edite e quattro opere inedite; proclamo vinciore il volume del dott. Riccardo Bertolazzi, nato a Negrar (Varese) il 30 aprile 1985 intotolato Septimius Severus and the Cities of the Empire, con la seguente motivazione:

<<L’intento del volume di Riccardo Bertolazzi, come da lui espressamente dichiarato nell’Introduzione, è quello di mettere in luce le modalità di governo di Settimio Severo attraverso gli interventi di diversa natura testimoniati nei municipi, nelle colonie, nelle civitates e negli altri centri urbani dell’Italia e delle province nei primi decenni del III secolo.  A tale scopo il volume è strutturato in cinque capitoli nei quali l’Autore prende via via in esame l’Italia e le province occidentali; le province danubiane; le province balcaniche e l’Asia minore; l’Oriente; l’Africa. I capitoli sono organizzati in nuclei tematici diversamente declinati, per riflettere al meglio le peculiarità delle realtà amministrative e istituzionali e degli eventi storici che determinarono o influenzarono il rapporto tra imperatore e città.  Lo sguardo di Bertolazzi si concentra in particolare sulle varie forme di contatto e scambio (concessione di onori, formulazione di provvedimenti legislativi ecc.), differenti in quantità e qualità a seconda dell’area considerata.  Il volume è arricchito da un’appendice organizzata in tabelle (per città di provenienza, imperatori destinatari, personaggi/città dedicanti, cronologia e conguagli bibliografici) che ricordano la concessione di statue a personaggi della dinastia severiana. L’autore adotta un approccio originale e innovativo, dimostrando una notevole disinvoltura nel trattare le vicende amministrative e giuridiche; è in grado di fare un uso appropriato e consapevole di fonti diverse (storiche, epigrafiche, numismatiche, iconografiche); dà prova di ben conoscere la principale bibliografia internazionale sul tema. La scrittura è fluida e coerente e ha un taglio problematico. Le conclusioni cui Bertolazzi perviene sono destinate ad alimentare il dibattito sull’età severiana, in relazione in particolare alla discordanza tra le informazioni veicolate dalle fonti letterarie e dalle fonti epigrafiche; e al presunto carattere autocratico del regime severiano>>.

La commissione fa presente che il libro sarà inserito nella collana ‘Epigrafia e antichità’ della casa editrice dei F.lli Lega, una volta sentiti i responsabili della collana. Il dott. Riccardo Bertolazzi riceverà 50 copie del volume una volta stampato.

Le più recenti qualifiche del dott. Bertolazzi:  Faculty of Arts & Science Postdoctoral Fellow, University of Toronto, Department of Classics (Progetto di ricerca: compilazione di una monografia dedicata allo studio dei rapporti tra l’imperatore Settimio Severo e le città dell’impero, Supervisore: Prof. Christer Brun:  Ph.D. Greek and Roman Studies, University of Calgary (Tesi: “Julia Domna: Public Image and Private Influence of a Syrian Queen.” Supervisore: Prof. Hanne Sigismund Nielsen) L’autore dichiara di essere impegnato nei seguenti ambiti di ricerca: Storia politica, militare, religiosa e sociale del periodo medio-imperiale romano; epigrafia romana; epigrafia della X Regio Venetia et Histria; Africa romana; province danubiane dell’impero romano; Cassio Dione.

Affettuosi auguri al nostro giovane e promettente Riccardo Bertolazzi.

Epigraphica 2019 a Bologna il 10 ottobre 2019

 

Attilio Mastino

Presentazione del volume LXXXI 2019 di Epigraphica

Bologna 10 ottobre 2019, Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna

Con grande emozione possiamo presentare oggi qui all’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna, grazie all’impegno dell’Editore e di molti studiosi, questo LXXXI numero di “Epigraphica” di cui siamo orgogliosi, 740 pagine, 57 autori (alcuni conosciutissimi) provenienti da tanti paesi europei, dal Nord Africa fino al Canada e agli Stati Uniti, con novità, con molte iscrizioni inedite, con uno sguardo internazionale e in un orizzonte di fortissimo rinnovamento, nel quale vorremmo coinvolgere tutto il mondo degli specialisti e non solo. Sempre più intendiamo procedere insieme sui differenti versanti di una disciplina pienamente vivace che non si limita a presentare le scoperte delle nuove iscrizioni greche o latine, ma che investe pienamente il tema della comunicazione nel mondo antico, dell’acculturazione e della formazione dell’opinione pubblica attraverso le scritture, si allarga alla storia degli studi, alle relazioni con l’archeologia e con la storia dell’arte, con la papirologia e con la numismatica; oggi ancor più grazie all’informatica, alle nuove tecnologie digitali, alla fotogrammetria, alla computer vision, al trattamento delle immagini, alla modellizzazione in 3D. Un nostro caro amico ha scritto in questi giorni dopo aver sfogliato queste pagine: << Epigraphica 2019 è un bellissimo volume, che segna un evidente rinnovamento della rivista, pur nelle tristi circostanze che a esso hanno condotto. Credo che sia importante dimostrare come la nostra sia una scienza viva, difficile, ma al tempo stesso accessibile: l’epigrafia è sempre in grado di offrire nuove fonti con cui scrivere o riscrivere la storia, nonché di riflettere sulla sua stessa natura epistemica, migliorandosi con l’affinamento delle tecnologie, ma con solide radici che affondano in una tradizione disciplinare lunga di secoli. Angela Donati ha svolto un ruolo fondamentale nel passare questo testimone alle nuove generazioni con la riservata gentilezza che le era propria>> (Lorenzo Calvelli).

Nata ormai oltre ottanta anni fa, nel 1939, dopo il I Congresso Internazionale di Epigrafia tenuto ad Amsterdam la rivista fu fondata da Aristide Calderini, professore nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, presso la Casa Editrice Ceschina di Milano; nel 1972, per iniziativa di Giancarlo Susini, professore ordinario nell’Università di Bologna poi Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, la rivista al suo XXXV numero ha mutato sede e la sua pubblicazione è stata assunta dall’Editrice Fratelli Lega. Giancarlo Susini ne è stato Direttore fino al 1977 e Direttore Responsabile fino all’anno 2000, sostituito da Angela Donati (Condirettrice dal 1977 al 1989), affiancata come redattrici prima da Alba Calbi e poi da Maria Bollini. Dal volume LXXII (2010) ho avuto il grande onore di essere associato in questa straordinaria impresa e di essere inserito nel Comitato di Direzione assieme a Maria Bollini, sotto la presidenza della Responsabile Angela Donati, allora chiamata a guidare il Dipartimento di Storia Antica dell’Università di Bologna.

Per volontà espressa dieci anni fa proprio da quest’ultima (ormai professore emerito di Epigrafia Latina nell’Alma Mater Studiorum di Bologna) a partire dal numero LXXXI (2019) mi è stata assegnata la direzione di “Epigraphica”, coinvolgendo in questa impresa le due Università della Sardegna e in particolare il Dipartimento di Storia Scienze dell’Uomo e della Formazione dell’Università di Sassari e il Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni culturali dell’Università di Cagliari. Condirettore è Maria Bollini, ora professore emerito dell’Università di Ferrara. Il Comitato scientifico è stato allargato a numerosi giovani studiosi italiani e stranieri, così come il Comitato di redazione. La Direzione si vale inoltre di un ampio Comitato internazionale di lettura al quale sottopone, a seconda delle specifiche competenze e in forma anonima, gli articoli.

Il risultato che presentiamo oggi con questo LXXXI volume, che ci sembra senza dubbio un passo in avanti, è frutto di un impegno significativo di chi ci ha preceduto e ora di tutti noi: grazie soprattutto alla nostra indimenticabile Angela Donati, scomparsa a Bologna il 13 ottobre 2018, lasciando tanti rimpianti, che ha riposto fiducia nella nostra azione, nel nostro impegno, nel nostro entusiasmo. Grazie alla Famiglia, a Paola Donati, Maria Elena Battista e all’Editore Vittorio Lega. Grazie a tutti coloro che si sono associati e che si vorranno associare senza più esclusioni, a questa impresa.

Qualche mese a Tunisi fa abbiamo dedicato ad Angela Donati il XXI convegno de L’Africa Romana sul tema “L’epigrafia del Nord Africa: novità, riletture, nuove sintesi”. La sua Università la onorerà a Bertinoro, in quella rocca che amava, tra l’11 e il 13 giugno.  Abbiamo vissuto insieme tanti incontri scientifici da Bertinoro a Genova, da Bologna a San Marino, da Sofia a Barcellona. Oggi vorrei far prevalere il ricordo dell’amica cara davvero, che aveva scelto nella ricerca di far brillare il proprio impegno sociale e politico, con dedizione, con finezza, lungi dalla retorica, con generosità, con la capacità di scoprire i talenti dei giovani allievi, come quando su “Epigraphica” accoglieva articoli che presentavano scoperte e novità da tutto l’ecumene romano, correggendo attentamente, indirizzando, suggerendo, sempre con uno sguardo paziente e partecipe. L’abbiamo ammirata per le sue straordinarie doti di organizzatrice di incontri internazionali già agli esordi del programma Erasmus nel 1987, di mostre indimenticabili e di musei modernissimi; l’abbiamo osservata scrivere l’introduzione a tanti volumi diversi in un orizzonte largo, riuscendo a sintetizzare con parole semplici obiettivi e orientamenti nuovi, spaziando come il suo Maestro dalle singole schede e dagli aspetti tecnici dell’officina lapidaria fino alle grandi sintesi. In questo sempre desiderosa di manifestare concretamente il più grande rispetto per le tradizioni culturali e religiose, per la profondità delle diverse storie e delle diverse culture, per il patrimonio identitario, con la consapevolezza che esistono variabili geografiche e cronologiche nel momento in cui culture diverse entrano in contatto, sempre evitando di perdere la concretezza e di piegare il dato scientifico a schemi ideologici, a vuoti moralismi, a giudizi “a priori”, a ricostruzioni soggettive. Contro le semplificazioni che non danno conto della complessità della storia. Del resto non ha mai rinunciato ad un puntualissimo lavoro di indicizzazione analitica per la Rivista e per le Monografie delle sue Collane “Epigrafia e Antichità” e “Studi di Storia Antica”, che pubblicava con Vittorio Lega; come per i celebri colloqui Borghesi. Se è vero che un pezzo di noi se ne è andato per sempre, siamo convinti che le sue opere non invecchieranno nel tempo, ma resterà soprattutto il sapore della novità, il ricordo di una generosità e di una disponibilità senza eguali, la preziosa funzione di collegamento anche come segretaria generale dell’Associazione internazionale di epigrafia greca e latina per dieci anni (2002-12), un punto fermo al quale guardare, soprattutto in futuro, con ammirazione, con il desiderio di emulazione.

Ho letto i tanti ricordi pubblicati in questi giorni, come quello bellissimo scritto da Mireille Corbier per L’Année épigraphique 2016 appena uscita; a me personalmente resta il ricordo dolce di un’amica e la consapevolezza di un debito che è aumentato giorno per giorno. Con le tante confidenze, fino ai suoi imminenti splendidi progetti per questa nostra rivista “Epigraphica”, che cercheremo di mettere in pratica con lo spirito giusto.

 

Oggi posso fare solo un cenno ai tanti temi trattati in questo volume, alle novità, alle nuove scoperte, riflesso di grandi imprese scientifiche internazionali, di singoli ritrovamenti oppure di una riflessione profonda e rinnovata su documenti noti da tempo e conservati in musei o in archivi, con tante belle storie che emergono dal passato grazie all’acume, alle curiosità, all’intelligenza di tanti colleghi. Tenendo sempre sullo sfondo la geografia del mondo antico, possiamo seguire il fil rouge delle realtà culturali collocate nello spazio e nel tempo.  Possiamo partire da Roma, con l’articolo di Astrid Capoferro dell’ Istituto Svedese di Studi Classici che ricostruisce la storia della tradizione del testo dell’iscrizione funeraria di Flavia Capitolina qui et Paccia incisa su una lastra marmorea oggi mutila, conservata a Schloss Glienicke presso Potsdam e pubblicata come inedita nel 1972. Il testo dell’epigrafe, sfuggito agli editori del Corpus inscriptionum Latinarum, è stato rintracciato in manoscritti già della Biblioteca Apostolica Vaticana e opere a stampa a partire da Rafaello Fabretti che documentano il rinvenimento della lastra nel 1633 sul Viminale e il suo successivo passaggio nella collezione Giustiniani.

Maria Grazia Granino Cecere studia i XVviri sacris faciundis nei ludi saeculares severiani, con una difficile integrazione dei frammenti conservati al Museo delle Terme di Diocleziano. I XVviri sacris faciundis giocano un ruolo fondamentale accanto Settimio Severo, ai suoi figli, al prefetto del pretorio: la stesura stessa degli Acta è desunta dai commentarii del loro collegio. Come in età augustea, anche durante l’età severiana i XVviri dovevano essere in numero di 19: di quasi tutti possiamo conoscere i nomi, solo di uno non resta che parte dell’onomastica. La redazione severiana, tanto attenta al dettaglio rispetto a quella augustea, consente, attraverso l’esame delle liste in cui i XVviri sono elencati, di stabilire anche la successione cronologica della loro cooptazione in seno al collegio.

Edoardo Melmeluzzi di Roma, presenta cinque nuove iscrizioni di urbaniciani provenienti da Roma, aggiungendo poi al novero dei militari attestati un veteranus Augusti, forse ex-pretoriano, un centurione ed un milite della XI coorte urbana, un probabile veterano ed un milite della XII, e infine due urbaniciani di ignota coorte. Di grande interesse sono i supporti, in particolare la mensa podiale e l’urna,  e i contesti di ritrovamento, che si sono mostrati utili nell’ambito della ricerca su formulari, supporti ed aree di sepoltura utilizzati dagli urbaniciani a Roma.

 

Nell’epitafio presentato da María Angeles Alonso Alonso, ricercatrice nell’Universidad del País Vasco ci spostiamo a Viterbo: si ricorda la generosa attività del medico salariarius di Ferentium, impegnato a curare i cavalieri dell’ala Indiana e della tertia Asturum e poi con pazienti civili, in ambito urbano.  Per Bracciano Simona Antolini di Macerata presenta un nuovo centurione della legio XXII Primigenia P(ublius) Petronius Dignus, dalla Germania.

Andrew C. Johnston di Yale illustra le nuove informazioni sulle istituzioni municipali della città latina di Gabii in età imperiale, con attenzione ai Seviri Augustales e ai IV viri quinquennales.

 

Alla pianura bolognese ci riporta Francesca Cenerini, che analizza la bella stele funeraria, di grandi dimensioni, rinvenuta già nel 1500 e databile alla fine dell’età repubblicana. Vengono messe a confronto l’iconografia e la scrittura degli epitafi dei tre liberti Cornelii rappresentati in CIL XI, 753; il documento viene posto in relazione con la politica augustea sul territorio, soprattutto con la colonizzazione che ben conosciamo attraverso le fonti letterarie e archeologiche.

Maria Silvia Bassignano ricostruisce a Padova la vicenda CIL V, 3043 dal «monastero Eremitarum», correggendo la lettura tradita e facendo di Tauria M. l. Tyche la dedicante.

Andrea Raggi e Laura Parisini di Modena presentano tre novità epigrafiche, due iscrizioni funerarie e un frammento iscritto, provenienti dalla colonia romana di Mutina; inoltre, nella seconda parte del contributo, vengono riproposte cinque iscrizioni sempre provenienti da Modena e già edite, tra cui una lastra con datazione consolare di Pompeo e Crasso e un carmen, con un richiamo ai soda[les]. Particolare attenzione è stata dedicata ai gentilizi presenti nelle iscrizioni prese in esame.

Al territorio immediatamente a S di Ancona ci conduce l’articolo di Gianfranco Paci di Macerata, L’epigrafe di Turo(s) Gramatio(s), dove si presenta una nuova epigrafe repubblicana di Numana incisa su un grosso blocco appartenente struttura edilizia, trovato in reimpiego al di sotto di uno strato databile tra fine III e metà II sec. a.C. Le lettere presentano un solco ampio e profondo che si caratterizza in particolare per il fondo piatto, tipico delle più antiche scritture su pietra, come l’epigrafe dei magisterei di Cingulum nel Piceno (fine III sec. a.C.) Il personaggio – Turo(s) Gramatio(s) – ha onomastica che rivela una probabile origine illirica, di condizione peregrina, trapiantato a Numana. Il blocco è pertinente ad un tratto di cinta muraria apprestato per una miglior difesa della città dalla pirateria che ha infestato l’Adriatico in particolare nell’età della Regina Teuta.

Gianluca Gregori di Roma presenta un nuovo magistrato di Ocriculum in Umbria: C. Litrius Clauvianus Passer, IIIIvir quinquennalis bis, che esercita più volte gli stessi poteri di quinquennale anche al di fuori della magistratura.

Giuseppe Camodeca di Napoli rilegge CIL XI 6712, 46 e 151 e presenta due signacula di servi del cavaliere di età traianea Q. Planius Truttedius Pius; suo padre era un C. Truttedius Pius, d’origine umbra dal lato paterno, ma figlio di Pompeia Catulla, un’esponente dell’élite di Minturnae.  Il matrimonio di un Truttedius con questa ricca dama minturnese ben spiega i legami della famiglia umbra con la Campania settentrionale, fra cui anche l’adozione testamentaria in età domizianea del cavaliere da parte di un Q. Planius Sardus, probabilmente di Cales. Egli pertanto ne ebbe la complessa onomastica di Q. Planius Sardus C. f. Pup(inia). Truttedius Pius. Inoltre la sicura origine umbra del raro gentilizio e il fatto che i signacula dei due servi del cavaliere, Draco e Apolaustus. siano comparsi entrambi (e a distanza di tempo) in collezioni private a Perugia, concorrono a far localizzare queste attività produttive (non determinabili) probabilmente nella regio VI o comunque in aree contermini, dove il nostro Truttedius conservava proprietà e interessi.

A Miseno ci conduce Werner Eck, che studia la carriera procuratoria del cavaliere Ti. Claudius Ilus, ricordato come Praefectus classis Misenensis al vertice del suo cursus in CIL X 270*, iscrizione erroneamente considerata falsa o sospetta da Mommsen. Lo testimonia il diploma del 102/3 relativo all’esercito in Mesia (AE 2008, 1736) dove questo Claudius Ilus era definito praefectus alae, il che coincide con l’iscrizione di Miseno che parla di una praefectura su un’ala praetoria. Il titolo di procur(ator) Ludi Dacici ci porta ad epoca successiva a Traiano.

Alessandro Delfino di Roma e  Marco Pallonetti di Salerno presentano con molte novità le sorprendenti iscrizioni sulla crepidine dell’Anfiteatro Campano a S. Maria Capua  Vetere.

Mario Pagano e Antonio Vanacore di Catanzaro pubblicano un’iscrizione cristiana del V-VI secolo d.C. dalla cattedrale di Vico Equense (NA), con riferimento alla invocata risurrezione di un Albinus.

 

A Taranto Annarosa Gallo di Bari studia l’iscrizione inedita di un classiario misenate, C(aius) Septimius Celer.

Franco Luciani di New Castle e Daniela Urbanova di Innsbruk indagano una dura tabella defixionis di Nomentum, Latium che si data al I secolo d.C., relativa ad un uomo (Malchio) e a una donna (Rufa) schiavi pubblici, AEp 1901, 183: ci si sofferma, soprattutto per la donna sui dettagli del corpo con enfasi sugli organi sessuali, come in molti altri testi analoghi. La prima sezione dell’articolo mira a fornire lo status quaestionis degli studi su questa tabella di maledizione, con particolare riguardo agli aspetti epigrafici e linguistici del testo. La seconda sezione si propone di offrire una panoramica generale del ruolo delle schiave pubbliche nel mondo romano, che può consentire una migliore contestualizzazione del significato della tremenda maledizione.

Alla stessa classe di reperti è dedicato l’articolo di Giovanna Rocca di Roma, C(h)arta o piombo?, che studia ancora le defixiones:  un gruppo numeroso, esteso nel tempo (VI a.C.- V d. C) e nello spazio, suddiviso per diverse tipologie testuali e, non ultimo, caratterizzato da un repertorio formale, fonte di osservazioni transdisciplinari tra epigrafia, storia, filologia, antropologia e (socio)linguistica. Ne abbiamo recentemente parlato a Saragozza al X Colloquio internazional su “Enemistad y odio en el mundo antiguo” (12-13 septiembre 2019). Si affronta lo studio di un caso, apparentemente anomalo, cioè la denominazione quale c(h)arta di un documento inciso su piombo, che appare rivelare prestiti greci entrati in latino per il campo semantico del ‘documento inviato’ ‘lettera affidata ad un terzo messaggero’ cioè ‘un documento che serve per la comunicazione a distanza’, con cui condivide l’uso del piombo. Tra i casi più noti con l’espressione C(harta), quelli di  Mogontiacum in Germania Superior, oppure più numerosi in Britannia (Aquae Sulis, Uley, Caistor St. Edmund, ecc.). Significativa la diffusione geografica che ci indica la ‘rotta’ seguita dai prestiti (province latine) e l’estensione cronologica dagli esemplari più antichi del IV sec. a. C. fino al III d. C. In questo lasso di tempo si verifica l’azione concomitante di più fattori storici e sociali che portano prima all’introduzione di un nuovo prestito greco – chartes nel senso di foglio di papiro – e in seguito allo slittamento semantico del termine.

Juan Martin-Arrojo Sanchez di Barcelona studia le caratteristiche formali dei titoli anforici in particolare le anfore cretesi Pompei 8, utili per la lettura e l’interpretazione storica nel contesto degli scali commerciali tra Alessandria e Roma. Per mostrare la complessità di questa documentazione, è stato selezionato un caso di studio con titolatura davvero oscura: forse i tria nomina abbreviatati CAR, scritti in giallo sulle anfore cretesi. Lo studio si basa sulla critica epigrafica e sul confronto con un parallelo, l’acronimo Ti. C. O. sulle anfore cilicie Pompei 13.

 

Samir Aounallah (Tunis) e Frédérik Hurlet (Paris Nanterre) ci portano in Africa al foro di Pheradi Maius – Sidi Khalifa, con l’iscrizione metrica fin qui inedita che ricorda la curia ordinis, ritrovata nel corso degli scavi all’interno della sede del senato cittadino in un angolo del foro.  Tre esametri dattilici, con errori manifesti di prosodia e alcune particolarità stilistiche : il ritmo del testo, la sua sintassi, il vocabolario usato con formule inusuali, l’ordine delle parole, la paleografia, l’onomastica concordano nel condurci al basso impero, nel momento in cui diventa rilevante il ruolo dell’artistocratico Patricius, che invoca la Concordia personificata con l’augurio di mantenere la coesione sociale all’interno del senato cittadino. Già Claude Moussy ha dimostrato (Opere di Draconzio) que <<les oppositions de quantité ont tendu à disparaitre dès le IIIe siècle et qu’en Afrique, au témoignage de Saint Augustin, à la fin di IVe siècle beaucoup ne faisaient plus la distinction entre les voyelles longues et les voyelles brèves>>. La seconda iscrizione rinvenuta sulla collina sacra, che ricorda un templum Panth[ei Ag(usti) et Concord[iae],  ci inforna sui legami tra Pheradi e la vicina Uppenna; si identifica il santuario originario che, come a Thugga, esaltava la Concordia, come sintesi dei buoni rapporti che in questo caso si volevano instaurare con i vicini.  Celebre è il caso della statua della Concordia Perpetua (con la base dedicata alla Concordia Augusta) ad Uchi Maius da parte dell’ordo civitatis Bencennensis nell’anno della deduzione della colonia e dunque forse della sottrazione di terre all’uso comune a favore dei nuovi coloni (CIL VIII 15447).

Antonio M. Corda ritorna sull’iscrizione monumentale presentata sul precedente numero di “Epigraphica” conservata all’ingresso del forte bizantino di Thignica, per aggiungere un nuovo blocco che abbiamo ritrovato pochi mesi fa presso la Scuola Primaria di Ain Tounga, completamente interrato, quando finalmente siamo riusciti per qualche ora ad accedere al giardino frequentato dagli alunni in festa: si tratta del blocco iniziale di sinistra lungo quasi 2 metri che ci consente di escludere una dedica a Saturno e di leggere chiaramente Mercurio Augusto, una nuova testimonianza nell’età di Marco Aurelio nella sua XXIIII p.t. L’assenza del blocco centrale non impedisce la piena comprensione del testo, collocato [d(ecreto)] d(ecurionum), da M(arcus) Valerius Longinus Marcianus liberalitate ductus, a funda[mentis aedem restituit]. Sempre per Thignica Piergiorgio Floris di Cagliari presenta un inedito, la stele funeraria del 21enne Sissinas, decorata con pigna e ghirlanda come una delle tante stele di Saturno, con questo oscuro cognome che presenta significativi confronti africani.

Ancora le indagini di Thignica hanno consentito di recuperare negli ultimi mesi la lastra presentata da Claudio Farre, dottorando presso l’Università di Sassari, con una dedica posta dal municipium a Severo Alessandro. La menzione del cognomentum Alexandrianum nella titolatura della città suggerisce la concessione di beneficia da parte dell’ultimo dei Severi al municipium Septimium Aurelium Antoninianum Thignica istituito da Settimio Severo e Caracalla (CIL VIII, 1404 = 25907a).

 

Mounir Fantar (INP Tunisi) e Raimondo Zucca analizzano il singolarissimo templum Saturni Sobarensis e l’area con l’altare dei sacrifici e le stele dedicate a Saturno, tra il I e il IV secolo d.C., sul colle di Sadi Salem, in cui era localizzata la città di Sobar(is), a 7 km a sud est del santuario di Saturnus Balcaranensis nella parte più interna del Golfo di Cartagine. Vengono riprese le accurate indagini topografiche e le ricerche archeologiche realizzate da Jude Hüe tra fine del XIX secolo e il principio del XX. Si recuperano alla documentazione epigrafica 23 dediche a Saturnus e disegni di iscrizioni rimasti editi esclusivamente nel volume Contribution à l’étude du culte du Saturne et de Baal. Sanctuaire africain de Saturnus Sobarensis (extrait des publications de l’Académie des sciences, belles-lettres et arts de Rouen), Rouen 1908.

A Commodo ci conduce Christopher Dawson che presenta un’edizione critica della lex approvata nella colonia di Simitthus in Africa Proconsolare il 27 novembre 185, natale civitatis, relativa alla curia Iovis (CIL VIII, 14683), con un pignolo regolamento sugli effetti delle promesse non mantenute da parte di candidati al flaminato e alla condizione di magistri; decreto pubblico che per tanti versi ricorda la lex municipii Troesmensium studiata nel 2016 da Werner Eck. I passi in avanti compiuti sull’evoluzione, la composizione e le funzioni delle curiae rispetto al volume di 50 anni fa di Tadeuz Kotula sono enormi.

 

Un capitolo consistente è dedicato alle Gallie e alle Hispaniae: Marc Mayer y Olivé di Barcelona presenta uno studio preliminare sull’iscrizione del foro di Ruscino (Perpignan) in Narbonense, in onore di Publius Memmius Regulus attestato per la prima volta come patronus della città; è lo stesso che è stato console suffetto del 31 d.C. e che può essere considerato il più alto esponente dell’aristocrazia locale.

 

Enrique Melchor Gil di Cordoba e Víctor A. Torres-González di Sevilla, studiano i praefecti Caesaris o Imperatoris delle città dell’Hispania Romana trenta anni dopo i lavori di Giovanni Mennella: si affronta il capitolo 24 delle leggi di Irni e Salpensa sulla designazione del prefetto e si entra nel dettaglio della effettiva nomina nelle diverse città spagnole e italiche, con oltre 20 casi diversi. Attraverso un esame di tutta la documentazione iberica, è possibile presentare nuove letture di epigrafi e nuove ipotesi sulle informazioni contenute in alcune serie monetali e riscostruire infine il profilo socio politico dei personaggi che assunsero la praefectura principis, con attenzione per l’adesione alla romanità delle élites locali ispane.

 

Javier Moralejo Ordax di Madrid si concentra sui monumenti funerari di soldati a Tarraco fino al III secolo d.C., rivelando le motivazioni di prestigio sociale, di autoaffermazione familiare e di tradizione, che sono alla base di molte dediche di piedestalli funebri, in particolare per i centurioni, ma anche per milites principales, veterani e gregales; i civili, magistrati e senatori, rappresentano una minoranza delle dediche.

Patrick Leroux di Parigi ci conduce in Lusitana, con un’arula di Merida in Estremadura, collocata L(aribus) A(ugusti) s(acrum): si tratta di un votum di un legionario Q(uintus) Nonius Pri(mus) miles leg(ionis), evidentemente distaccato dall’accampamento ben a distanza dai castra della legio VII Gemina Felix a León in Castiglia.

Alla Raetia ci porta Juan Manuel Bermudez Lorenzo di Barcelona con oltre 20 nuovi graffiti su anfora ritrovati nella provincia.

Mattia Vitelli Casella di Bologna tocca la Croazia e svolge qualche considerazione storica sulle ghiande missili repubblicane di Ossero/Osor: in margine a CIL I2, 887; 888.

Alessandra Valentini di Venezia ci porta in ambito orientale con l’articolo sull’onomastica femminile nella Domus Augusta, partendo dai testi di Delphi, Delos e di Thespiai.  Attraverso l’analisi della documentazione letteraria ed epigrafica in lingua greca, pertinente in particolare al soggiorno di Agrippa e Giulia Maggiore nelle province orientali tra 16 e 13 a.C., il contributo intende indagare le scelte onomastiche compiute nella domus Augusta in riferimento alle matrone, con particolare attenzione ai casi di Giulia Minore e Agrippina Maggiore.

 

Alla storia degli studi di conducono i finissimi articoli di Xavier Espluga, Paolo Garofalo, Lorenzo Calvelli, Maurizio Giovagnoli.

Xavier Espluga (Barcelona) analizza la storia e il contenuto del manoscritto epigrafico Vat. lat. 3616, autografo di Felice Feliciano, redatto nel suo soggiorno romano del 1478, con una complessa lista di oltre 500 documenti. Si pubblicano anche due iscrizioni apparentemente inedite presenti in questo manoscritto, che ora è perfettamente riordinato e consultabile.

Paolo Garofalo (Un manoscritto inedito con iscrizioni latine e greche, ovvero ricerche intorno all’Anonymus Vallicellianus) si concentra sull’esame di un gruppo di iscrizioni latine e greche, la maggioranza delle quali provenienti dal Lazio antico, contenute in un fascicolo manoscritto allegato a un volume a stampa delle opere di Esiodo del 1537, conservato nella Biblioteca Vallicelliana di Roma. Il libro appartenne alla collezione del lusitano Aquiles Estaço, meglio noto con il nome latinizzato di Achilles Statius, e per tale ragione la compilazione del manoscritto allegato al volume è stata da alcuni a lui generalmente ricondotta. Tuttavia l’attribuzione alla mano dell’umanista portoghese sembra potersi escludere per varie ragioni e ciò spiega la prudenza di Hermann Dessau che preferì attribuire il libello ad autore anonimo. Molti testi sono stati effettivamente ritrovati.

Lorenzo Calvelli (Venezia) indaga come il fenomeno della mobilità delle iscrizioni antiche sia stato affrontato nel Corpus inscriptionum Latinarum, studiando le formule utilizzare più di frequente.  Così come fu concepita da Theodor Mommsen, l’opera aveva due finalità principali: fornire l’edizione critica dei testi delle epigrafi e cercare di ricostruirne la provenienza. La decisione di organizzare il CIL su base geografica fu determinante e obbligò i suoi editori a sviluppare strategie specifiche per gestire il materiale epigrafico di origine non locale o incerta. Il saggio costituisce un primo tentativo di indagine sulla complessa e sperimentale tassonomia con cui un’enorme mole di dati fu predisposta all’interno di un repertorio monumentale. Scopo del lavoro è di chiarire l’utilità, nonché i limiti, di una risorsa-chiave per lo studio del mondo antico, nonché di individuare alcune linee di sviluppo per la ricerca futura.

Maurizio Giovagnoli presenta numerosi inediti, revisioni e contributi di epigrafia latina dallo spoglio degli archivi storici di Roma, partendo dalle banche dati sulle iscrizioni latine e pagane di Roma contenute nell’Archivio Storico della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, nell’Archivio Storico a Palazzo Altemps e nell’Archivio Centrale dello Stato (1866-1941). Lo scopo del progetto è l’individuazione di iscrizioni rimaste inedite e la ricerca di dati sulle provenienze delle epigrafi già edite. La schedatura ha riguardato, oltre ai Registri dei Trovamenti, anche i Rapporti di Zona e i Faldoni della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, i Giornali di Scavo (relativi al periodo che va dal 1873 al 1935) dell’Archivio Storico a Palazzo Altemps e l’Archivio Gatti conservato presso l’Archivio Centrale di Stato, con l’individuazione di più di 4500 epigrafi, tra le quali la monumentale epigrafe del tempio di Serapide in Campo Marzio. Successivamente la ricerca ha preso in considerazione anche il fondo di Antonio Maria Colini, conservato presso l’Archivio Storico della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e di cui è stato pubblicato solo una parte, e i Codici di Rodolfo Lanciani. La maggior parte dei dati raccolti provengono dalla schedatura dei Registri dei Trovamenti, ove sono riportate tutte le notizie dei rinvenimenti avvenuti tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e gli anni Ottanta del secolo scorso. I risultati relativi in particolare all’Archivio Gatti, un fondo costituito da cartelle e taccuini scritti da Edoardo e Guglielmo Gatti e pertinenti ai rinvenimenti archeologici che vanno dal 1888 al 1960, sono sostanzialmente presentati qui per la prima volta, perché l’archivio non è stato mai oggetto di uno studio epigrafico. Il lavoro si articola in tre parti; nella prima si prendono in considerazione i testi inediti o che, seppur pubblicati, sono sfuggiti all’attenzione degli studiosi non confluendo in CIL VI o ne L’Année épigraphique. Tra questi i più significativi, in tutto una decina, sono stati oggetto di una trattazione approfondita; delle restanti epigrafi, prevalentemente di natura sepolcrale, viene fornita la trascrizione e spesso la datazione, elemento desumibile soprattutto per le iscrizioni tuttora conservate nei musei e di cui è presente la foto nell’Archivio di Epigrafia Latina di Sapienza – Università di Roma. Nella seconda parte sono elencate tutte le iscrizioni, una buona parte conservate ai Musei Capitolini, di cui si è scoperto il luogo di provenienza, dato che in molti casi consente di fare nuove considerazioni su testi editi. Nella terza parte sono state invece individuate le iscrizioni che, già presenti in CIL VI, furono nuovamente pubblicate come inedite all’interno del CIL o in opere successive.

Seguono 13 le schede e notizie ed alcune recensioni: Alfredo Buonopane, recensisce il libro di Claudio Farre, Geografia epigrafica delle aree interne della Provincia Sardinia, Ortacesus 2016; Claudio Zaccaria discute le straordinarie Lettere di Theodor Mommsen agli Italiani, nei due volumi a cura di M. Buonocore, Biblioteca Apostolica Vaticana, Studi e Testi 519-520, Città del Vaticano, 2017, pp. 1296, ill., affrontando uno dei temi che più ci hanno appassionato negli ultimi anni.

Infine come di consueto gli Annunci Bibliografici, l’elenco dei collaboratori, le importanti Nouvelles de l’A.I.E.G.L. in vista del Congresso 2022 di Bordeaux a firma della Presidente Silvia Orlandi e della Segretaria Generale Camilla Campedelli. È un onore per noi ospitare questa sezione.

Mi resta da dire la soddisfazione per il risultato raggiunto, la dimensione internazionale della rivista confermata in Classe A ANVUR, indicizzata nelle principali banche dati al mondo, presente su Scopus; in SCImago (banca dati di valutazione bibliometrica) si trova al 25° posto in campo nazionale e al secondo posto dopo Athenaeum nel settore antichistica classica. Ma soprattutto è evidente l’orizzonte geografico quanto mai ampio, con l’impegno ad accogliere progressivamente con maggiore larghezza l’epigrafia greca nei nostri studi.

Debbo ringraziare Antonio Corda e tutto il Comitato scientifico, che presto allargheremo: Giulia Baratta (Macerata), Alain Bresson (Bordeaux),  Paola Donati (Bologna), Giovanni Marginesu (Sassari), Marc Mayer y Olivé (Barcelona), Stephen Mitchell (Exeter), Paola Ruggeri (Sassari), Antonio Sartori (Milano), Marjeta Šašel Kos (Ljubljana), Manfred Schmidt (Berlin), Christian Witschell (Heidelberg), Raimondo Zucca (Sassari). E poi il Comitato di redazione: Valeria Cicala, Maria Bastiana Cocco, Piergiorgio Floris, Federico Frasson, Daniela Rigato.

La Direzione si è valsa inoltre di un ampio Comitato internazionale di lettura al quale ha sottoposto, a seconda delle specifiche competenze e in forma anonima, gli articoli pervenuti (due o tre revisori per singolo articolo). Il gradito Patrocinio dell’ Association Internatonale d’Épigraphie Grecque et Latine (A.I.E.G.L.) è stato mantenuto.

In conclusione voglio ricordare che, mentre ricorrono i cinquanta anni della Collana «Epigrafia e Antichità», è in corso dal 10 luglio il bando per la IV edizione del Premio Giancarlo Susini, per iniziativa dei Fratelli Lega Editori e della Direzione di “Epigraphica” con il contributo della Fondazione di Sardegna e il patrocinio della Società scientifica “Terra Italia Onlus”, da attribuire ad una pubblicazione di epigrafia greca o latina, dattiloscritta oppure già edita. Il premio è destinato all’opera a carattere monografico di un giovane studioso o di una giovane studiosa che non abbia superato i 40 anni di età alla data del bando. Sono ammesse opere scritte in francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco, portoghese; sono escluse le ristampe e le edizioni successive alla prima, anche se riviste ed ampliate. L’importo del premio, indivisibile, è di € 2.000,00. Possono partecipare al concorso gli studiosi la cui opera sia stata pubblicata negli anni 2017 e 2018; sono ammesse anche le opere inedite. La domanda di partecipazione dovrà essere inviata entro il 15 ottobre 2019; dovrà essere corredata dal curriculum degli studi del richiedente e da un esemplare dell’opera (stampata o inedita) in PDF. Le opere presentate non saranno restituite. Il premio sarà assegnato da una Commissione Internazionale che si riunirà per via telematica; tra i membri, un delegato dell’Editore F.lli Lega, un componente del Comitato Scientifico della Rivista “Epigraphica”, un rappresentante di Terra Italia Onlus.

Il premio sarà consegnato tra il 5 e il 9 novembre 2019 a Iaşi in Romania, nel corso della 5th International Conference on the Roman Danubian Provinces (Romans and Natives in the Danubian Provinces, Ist C. BC – 6th C. AD), Convegno dedicato alla memoria di Angela Donati. Può essere pagato dalla Fondazione di Sardegna oppure destinato alla pubblicazione dell’opera premiata presso F.lli Lega Editori Faenza (Award of Prize Giancarlo Susini , “Alexandru Ioan Cuza” University of Iași, 5th–9th November 2019).

Credo di poter anticipare, anche a nome di Cecilia Ricci, che nei prossimi mesi sarà bandita la V edizione del premio, finanziata da Terra Italia per opere pubblicate nel 2019 e 2020 oppure inedite.

Presentazione di “Epigraphica” 2019 e “L’iscrizione nascosta”

Giornata in memoria della prof. Angela Donati
Giovedì 10 ottobre 2019, ore 15
Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna
Via Zamboni 31 – Bologna
Saluto delle Autorità
Prof. Walter Tega, Presidente dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna
Prof. Paolo Capuzzo, Direttore del Dipartimento di Storia Culture Civiltà
Prof. Francesca Cenerini, Responsabile della Sezione di Storia Antica
Interventi
proff. Giovanni Brizzi e Gabriella Poma (Alma Mater Studiorum – Università di
Bologna, Accademici dell’Istituto delle Scienze)
prof. Silvia Orlandi (Presidente AIEGL)
dott. Vittorio Lega (Casa Editrice Fratelli Lega)
Prof. Antonio Sartori (Università degli Studi di Milano Statale)
Presentazione del volume Atti del Colloquio B. Borghesi, L’iscrizione nascosta,
Bertinoro, 8-10 giugno 2017, Epigrafia e Antichità, vol. 42, 2019, Fratelli Lega
Editori, Faenza 2019
prof. Attilio Mastino (Università degli Studi di Sassari)
Presentazione del volume “Epigraphica”, Rivista Internazionale di Epigrafia,
LXXXI, 2019
Studiosi e studenti sono invitati a partecipare
Per informazioni: daniela.rigato@unibo.it

 

Giornata 10 ottobre 2019

Musisque Deoque Un archivio digitale di poesia latina

FORTEMENTE RACCOMANDATO

http://mizar.unive.it/mqdq/public/

 

Il progetto di ricerca Musisque Deoque. Un archivio digitale di poesia latina, dalle origini al Rinascimento italiano ha preso avvio alla fine del 2005 con lo scopo di creare un unico database della poesia latina, integrato da apparati critici ed esegetici elettronici.
Ad oggi, le principali collezioni di classici sono state trasferite su supporto digitale ed esistono risorse, per lo più online, che rendono assai celere ogni ricerca lessicale. Nella grandissima parte dei casi, tuttavia, il motore di ricerca si limita a fornire le occorrenze di una chiave all’interno di un testo fisso, ‘autoritario’. Musisque Deoque si è proposto di superare questa limitazione, permettendo di reperire non solo le forme scelte e riportate dall’edizione di riferimento, ma anche le varianti presentate in apparato.
In tempi più recenti il sito web si è dotato di nuove funzioni. Queste le più significative: epigraphica: trattamento speciale dei Carmina Latina Epigraphica, con una ricerca per corpora, un incipitario, l’aggiunta di dati quali la provenienza, la datazione, eventuale ‘praescriptum’ e ‘postscriptum’ in prosa, ecc.; è stato inoltre avviato un archivio fotografico delle iscrizioni in catalogo; testimoni: aggiunta, nell’apparato, di una nomenclatura standard dei manoscritti, con la denominazione moderna di città, biblioteca, fondo e segnatura; elenco di autori e opere che condividono lo stesso testimone; collegamento al sito della biblioteca e, se presente, alla versione digitalizzata del manoscritto; ricerca per lemmi: disponibile nella ricerca avanzata; scansione metrica di tutte le opere in versi dattilici, fornita dall’applicazione Pedecerto; co-occorrenze: a partire da un testo sorgente, è esplorato l’intero corpus alla ricerca di somiglianze, verbali o anche ritmiche sopraverbali; Hellenica: un archivio digitale di poesia greca.
Musisque Deoque è stato finora realizzato con finanziamenti del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica nell’ambito dei bandi PRIN.
Musisque Deoque

STAMPATO IL VOLUME EPIGRAPHICA LXXXI 2019

Thignica (Antonio Corda), Epigraphica 2019

Il volume LXXXI 2019 di “Epigraphica” è stato stampato in circa 750 pp.

Può essere acquistato presso:

Fratelli Lega Editori, Corso Mazzini 33, 48018 Faenza tel. 0546 21060.

Nella foto di Antonio Corda: La dedica a Mercurio di Thignica (Ain Tounga).

Attilio Mastino
INTRODUZIONE
Con grande emozione licenziamo alle stampe, grazie all’impegno
dell’Editore e di molti studiosi, questo LXXXI numero
di «Epigraphica», con tante novità, con molte iscrizioni inedite,
con uno sguardo internazionale e in un orizzonte di fortissimo
rinnovamento, nel quale vorremmo coinvolgere tutto il mondo
degli specialisti. Sempre più intendiamo procedere insieme sui
differenti versanti di una disciplina pienamente vivace che non
si limita a presentare le scoperte delle n. uove iscrizioni greche
o latine, ma che investe pienamente il tema della comunicazione
nel mondo antico, dell’acculturazione e della formazione dell’opinione
pubblica, si allarga alla storia degli studi, alle relazioni
con l’archeologia e con la storia dell’arte, con la papirologia e con
la numismatica; oggi ancor più grazie all’informatica, alle nuove
tecnologie digitali, alla fotogrammetria, alla computer vision, al
trattamento delle immagini, alla modellizzazione in 3D.
Ormai ottanta anni fa, nell’occasione del I Congresso Internazionale
di Epigrafia, tenuto ad Amsterdam nel 1939, Aristide
Calderini, professore nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di
Milano, diede vita ad un periodico destinato a «pubblicare testi
epigrafici nuovi o già noti … accogliere studi sulla tecnica, la lingua,
la storia dell’epigrafia»: nasceva così la rivista «Epigraphica»,
affidata alla Casa Editrice Ceschina di Milano, diretta da Calderini
fino alla morte, con un obiettivo preciso, quello di presentare
in tempo reale le nuove scoperte, le nuove riflessioni, le nuove
sintesi, senza trascurare fin dall’inizio la storia degli studi.
Nel 1972, per iniziativa di Giancarlo Susini, professore ordinario
nell’Università di Bologna poi Preside della Facoltà di Lettere
e Filosofia, la rivista al suo XXXV numero ha mutato sede
e la sua pubblicazione è stata assunta dall’Editrice Fratelli Lega,
che ancora oggi continua in questo compito. Giancarlo Susini ne
è stato Direttore fino al 1977 e Direttore Responsabile fino all’anno
2000, sostituito da Angela Donati (Condirettrice dal 1977 al
1989), affiancata come redattrici prima da Alba Calbi e poi da Maria
Bollini. Dal volume LXXII (2010) ho avuto il grande onore di
essere associato in questa straordinaria impresa e di essere inserito
nel Comitato di Direzione assieme a Maria Bollini, sotto la presidenza
della Responsabile Angela Donati, allora chiamata a guidare
il Dipartimento di Storia Antica dell’Università di Bologna.
Per volontà espressa dieci anni fa proprio da quest’ultima
(ormai professore emerito di Epigrafia Latina nell’Alma Mater
Studiorum di Bologna) a partire dal numero LXXXI (2019) mi
è stata assegnata la direzione di «Epigraphica», coinvolgendo in
questa impresa le due Università della Sardegna e in particolare
il Dipartimento di Storia Scienze dell’Uomo e della Formazione
dell’Università di Sassari e il Dipartimento di Lettere, Lingue e
Beni culturali dell’Università di Cagliari. Condirettore è Maria
Bollini, ora professore emerito dell’Università di Ferrara. Il Comitato
scientifico è stato allargato a numerosi giovani studiosi italiani
e stranieri, così come il Comitato di redazione. La Direzione
si vale inoltre di un ampio Comitato internazionale di lettura al
quale sottopone, a seconda delle specifiche competenze e in forma
anonima, gli articoli pervenuti (due o tre revisori per singolo
articolo).
Il risultato che presentiamo oggi con questo LXXXI volume,
che ci sembra senza dubbio un passo in avanti, è frutto di un impegno
significativo di chi ci ha preceduto e ora di tutti noi: grazie
soprattutto alla nostra indimenticabile Angela Donati, scomparsa
a Bologna il 13 ottobre 2018, lasciando tanti rimpianti, che ha
riposto fiducia nella nostra azione, nel nostro impegno, nel nostro
entusiasmo. Grazie alla Famiglia, a Paola Donati e all’Editore
Vittorio Lega. Grazie a tutti coloro che si sono associati e che si
vorranno associare senza più esclusioni, a questa impresa.
Qualche mese fa abbiamo dedicato ad Angela Donati a Tunisi
il XXI convegno de L’Africa Romana sul tema «L’epigrafia
del Nord Africa: novità, riletture, nuove sintesi». La studiosa è
stata – per usare le parole di Giancarlo Susini – «il primo professore
di Storia romana nell’Ateneo sassarese fin dal 1974», dove
aveva assegnato alcune tesi di demografia storica partendo dalle
iscrizioni antiche: dieci anni dopo, aprendo assieme ad Azedine
Beschaouch il terzo dei convegni de L’Africa Romana ricordava
lei stessa che all’Università di Sassari la legavano sul piano scientifico,
intensi comuni programmi di ricerca e, sul piano umano,
il riconoscimento di una radice e di una matrice di autentico e
schietto spirito amico. Ma poi erano arrivati i tanti altri incontri
scientifici da Bertinoro a Genova, da Bologna a San Marino, da
Sofia a Barcellona. Oggi vorrei far prevalere il ricordo dell’amica
cara davvero, che aveva scelto nella ricerca di far brillare il proprio
impegno sociale e politico, con dedizione, con finezza, lungi
dalla retorica, con generosità, con la capacità di scoprire i talenti
dei giovani allievi, come quando su «Epigraphica» accoglieva articoli
che presentavano scoperte e novità da tutto l’ecumene romano,
correggendo attentamente, indirizzando, suggerendo, sempre
con uno sguardo paziente e partecipe. L’abbiamo ammirata per le
sue straordinarie doti di organizzatrice di incontri internazionali
già agli esordi del programma Erasmus nel 1987, di mostre indimenticabili
e di musei modernissimi; l’abbiamo osservata scrivere
l’introduzione a tanti volumi diversi in un orizzonte larghissimo,
riuscendo a sintetizzare con parole semplici obiettivi e orientamenti
nuovi, spaziando come il suo Maestro dalle singole schede
e dagli aspetti tecnici dell’officina lapidaria fino alle grandi sintesi.
In questo sempre desiderosa di manifestare concretamente
il più grande rispetto per le tradizioni culturali e religiose, per la
profondità delle diverse storie e delle diverse culture, per il patrimonio
identitario, con la consapevolezza che esistono variabili
geografiche e cronologiche nel momento in cui culture diverse entrano
in contatto, sempre evitando di perdere la concretezza e di
piegare il dato scientifico a schemi ideologici, a vuoti moralismi, a
giudizi «a priori». Contro le semplificazioni che non danno conto
della complessità della storia.
Eppure non ha mai rinunciato ad un puntualissimo lavoro di
indicizzazione analitica per la Rivista e per le Monografie delle
sue Collane «Epigrafia e Antichità» e «Studi di Storia Antica»,
che pubblicava con Vittorio Lega. Se è vero che un pezzo di noi
se ne è andato per sempre, siamo convinti che le sue opere non
invecchieranno nel tempo, ma resterà soprattutto il sapore della
novità, il ricordo di una generosità e di una disponibilità senza
eguali, la preziosa funzione di collegamento anche come segretaria
generale dell’Associazione internazionale di epigrafia greca
e latina, un punto fermo al quale guardare, soprattutto in futuro,
con ammirazione, con il desiderio di emulazione.
A me personalmente resta il ricordo dolce di un’amica e la
consapevolezza di un debito che è aumentato giorno per giorno.
Con le tante confidenze, fino ai suoi imminenti splendidi progetti
per questa nostra rivista «Epigraphica», che cercheremo di mettere
in pratica con lo spirito giusto.
In occasione della Santa Messa a San Domenico a Bologna,
il 17 ottobre Riccardo Vattuone ha voluto ricordare il passo di
Giobbe 19, 23 ss., che tanto la emozionava:
«Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero
impresse con stilo di ferro anche su una tavola di piombo (stylo ferreo
et plumbi lamina), per sempre s’incidessero sulla roccia! (sculpantur
in silice)»: τίς γὰρ ἂν δῴη γραφῆναι τὰ ῥήματά μου, τεθῆναι δὲ αὐτὰ
ἐν βιβλίῳ εἰς τὸν αἰῶνα ἐν γραφείῳ σιδηρῷ καὶ μολίβῳ ἢ ἐν πέτραις
ἐγγλυφῆναι;
Le scritture antiche hanno rappresentato per Angela il mezzo
attraverso il quale superare le barriere dello spazio e del tempo.
Allora grazie per questo prezioso insegnamento e per un’eredità
che raccogliamo consapevoli dei nostri limiti e insieme desiderosi
di coinvolgere, di accogliere, di superare ogni conflitto. Se
qualche ricerca fosse andata perduta nel passaggio di consegne di
questi mesi, il prossimo numero LXXXII (2020), già in avanzata
preparazione, sarà l’occasione per rimediare.
Per un attimo vorrei lasciarmi andare ad una riflessione che
mi riguarda personalmente: se c’è una cosa che mi hanno raccomandato
i miei Maestri, è stata quella di mantenere un carattere
operativo, di estrema sintesi e di concretezza ai miei interventi;
non so se sempre sono stato coerente, ma spero che questo sarà il
metodo seguito almeno dai miei allievi. In ogni caso questa sarà
l’impostazione della nostra rivista, che non rinuncerà mai alla caratteristica
principale dell’Epigrafia, al suo carattere scientifico,
alla capacità di ricostruire senza mediazioni e senza deformazioni
rapporti, ambienti, paesaggi che cogliamo con freschezza da un
mondo antico che ancora oggi ci parla.
Bologna-Sassari, 30 maggio 2019

USCITO OGGI IL BANDO PER LA IV EDIZIONE DEL PREMIO GIANCARLO SUSINI

 

 

EPIGRAPHICA

PERIODICO INTERNAZIONALE DI EPIGRAFIA

Viale Umberto 52 – 07100 Sassari (Italia) mastino@uniss.it, 079 2065203

IV EDIZIONE DEL

Premio Giancarlo Susini

             I Fratelli Lega Editori e la Direzione di “Epigraphica” con il contributo della Fondazione di Sardegna e il patrocinio della Società scientifica “Terra Italia Onlus”  bandiscono la quarta edizione di un premio intitolato al prof. Giancarlo Susini, da attribuire ad una pubblicazione di epigrafia greca o latina, dattiloscritta oppure già edita.

  1. Il premio è destinato all’opera a carattere monografico di un giovane studioso o di una giovane studiosa che non abbia superato i 40 anni di età alla data del bando. Sono ammesse opere scritte in francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco, portoghese; sono escluse le ristampe e le edizioni successive alla prima, anche se riviste ed ampliate.
  2. L’importo del premio, indivisibile, è di € 2.000,00.
  3. Possono partecipare al concorso gli studiosi la cui opera sia stata pubblicata negli anni 2017 e 2018; sono ammesse anche le opere inedite.
  4. La domanda di partecipazione dovrà essere inviata entro il 15 ottobre 2019 al seguente indirizzo mail: mastino@uniss.it; dovrà essere corredata dal curriculum degli studi del richiedente e da un esemplare dell’opera  (stampata o inedita) in PDF. La corrispondenza dovrà essere inviata a: Epigraphica, Palazzo Segni – Vale Umberto 52 – 07100 SASSARI (Italia) – tel. 079 2065203. Le opere presentate non saranno restituite.
  5. Il premio sarà assegnato da una Commissione Internazionale che si riunirà per via telematica; tra i membri, un delegato dell’Editore F.lli Lega, un componente del Comitato Scientifico della Rivista “Epigraphica”, un rappresentante di Terra Italia Onlus.
  6. Il premio sarà consegnato tra il 5 e il 9 novembre 2019 a Iaşi in Romania, nel corso della 5th International Conference on the Roman Danubian Provinces (Romans and Natives in the Danubian Provinces, Ist C. BC – 6th C. AD), Convegno dedicato alla memoria di Angela Donati.  Può essere pagato dalla Fondazione di Sardegna oppure destinato alla pubblicazione dell’opera premiata presso F.lli Lega Editori Faenza.

 Sassari, 10 luglio 2019.

F.LLI LEGA EDITORI : Vittorio Lega

TERRA ITALIA ONLUS: Cecilia Ricci

EPIGRAPHICA: Attilio Mastino

 

 

Nella foto di Alessandro Teatini: IScM I, 148 = SEG 25, 791 = AE 1966, 358, Histria, Moesia inferior

 

 

Epigraphica. Scadenza 30 ottobre 2019 per gli articoli del numero LXXXII 2020 – Scambi con la Biblioteca di Storia dell’Università di Sassari

Breve storia della Rivista “Epigraphica” e nuovo recapito:
scadenza 30 ottobre 2019 per gli articoli del numero LXXXII 2020
Scambi con la Biblioteca di Storia dell’Università di Sassari
——-
Nell’occasione del I Congresso Internazionale di Epigrafia, tenuto ad Amsterdam nel 1939, Aristide Calderini, professore nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, diede vita ad un periodico destinato a “pubblicare testi epigrafici nuovi o già noti… accogliere studi sulla tecnica, la lingua, la storia dell’epigrafia”: nasceva così la rivista “Epigraphica”, affidata alla Casa Editrice Ceschina di Milano, diretta da Calderini fino alla morte.
 
Nel 1972, per iniziativa di Giancarlo Susini, professore nell’Università di Bologna, la rivista ha mutato sede e la sua pubblicazione è stata assunta dall’Editrice Fratelli Lega, che ancora oggi continuano in questo compito. Giancarlo Susini ne è stato Direttore Responsabile fino all’anno 2000, affiancato nella Direzione da Maria Bollini e da Angela Donati che da quell’anno appare come Direttore Responsabile.
 
Dal volume LXXII (2010) la Direzione è costituita da Maria Bollini, professore emerito dell’Università di Ferrara, Angela Donati (Responsabile), professore nell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Attilio Mastino, professore nell’Università di Sassari.
———
Per volontà espressa di Angela Donati a partire dal numero LXXXI (2019) la direzione di Epigraphica passa ad Attilio Mastino, professore ordinario di Storia Romana e di Epigrafia Latina nel Dipartimento di storia scienze dell’uomo e della formazione dell’Università di Sassari.
I recapiti della rivista sono:
– Viale Umberto 52 07100 SASSARI
– Via Zanfarino 58 07100 SASSARI
Telefono: 079 270035, 2065203
Cellulare di Attilio Mastino: 335 6308862
Condirettore è Maria Bollini.
Il volume LXXXI 2019 è chiuso, attualmente in seconde bozze, e sarà presentato entro qualche settimana.
Può essere prenotato e acquistato presso: Fratelli Lega Editori, Corso Mazzini 33, 48018 Faenza, telefono 0546 21060.
Gli articoli per il nuovo numero LXXXII 2020 vanno spediti entro il 30 ottobre 2019 a mastino@uniss.it.
Per gli scambi di Epigraphica con la Biblioteca di Storia dell’Università di Sassari occorre inviare i volumi in Viale Umberto 52, 07100 SASSARI, tel. 079 2065203, mastino@uniss.it.
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